Boca – Tigre: una finale e un dibattito a metà tra favoritismi, domande e misteri

Come tre anni fa Boca e Tigre si incontreranno nella definizione di un torneoe come allora, o come sempre quando si verificano queste situazioni, torna in gioco la gestione del favoritismo, in base alle differenze di storia, potenziale e budget tra l’uno e l’altro.

È un dibattito attraente per le molteplici angolazioni da cui è possibile affrontarlo. Anche se soprattutto perché nel calcio le teorie che si basano sulla logica o sulla tattica possono essere divine, ma niente supera il mistero, che non so cosa sia inspiegabile perché un match, e tanto più un finale, sfugga al controllo e sfugge di mano nel momento meno atteso.

Il calciatore è emotivamente educato per queste circostanze. Sa che la vulnerabilità è nell’aria, che le cose a volte cambiano per ragioni inimmaginabili e questa conoscenza in qualche modo lo stressa e uniforma le opzioni. Ogni finale parla di una sfida senza vendetta, Il calciatore sa che non può fallire e che solitamente lo incoraggia a giocare da solo per rispettare il punteggio dettato dall’allenatore e gli impedisce di trovare lo stato d’animo ideale per sviluppare le sue virtù senza legami.

Ovviamente, la partita non è la stessa per un giocatore del Boca come per uno del Tigre. Per uno, vincere può suonare come un successo che dovrebbe arrivare quasi per decantazione e per l’altro, una ricompensa per tutto ciò che ha fatto ultimamente. Ma quello che succede sul campo non viene elaborato dal fatto di essere o non essere un favorito e ognuno gioca con le proprie risorse e poteri.

Come se fosse facile vincere un titolo o solo se fosse una Copa Libertadores, c’è una sorta di sottovalutazione di cosa significhi raggiungerlo e il percorso da percorrere per alzare un trofeo. Un fatto può servire a spiegarlo: una star mondiale come Harry Kane si avvicina ai 30 anni e ancora non ha quella fotoné con il suo club né con la sua selezione.

Essere un campione è un privilegio alla portata di pochi. Per non parlare di chi non ha la fortuna di essere in una grande squadra. Da qui la maggior parte dei giocatori del Tigre affronterà la finale, sapendo che giocarci è un evento eccezionale nella loro carriera. In tali situazioni la fame si moltiplica per due e la cosa complicata è uscire da quel posto, sbarazzarsi del significato di un gioco di questo tipo e giocare con la necessaria sicurezza in se stessi per tirare fuori tutto il calcio che c’è dentro.

Eduardo Salvio scatterà questa domenica contro il TigreLA NAZIONE/Mauro Alfieri

In questo senso, il messaggio che l’allenatore sta per trasmettere mi sembra fondamentale. È logico pensare che metterà l’accento su alcune linee guida strategiche per staccare il gioco del rivale e da lì bilanciare le occasioni. Ma in questi casi, inoltre, un tentativo di toccare la fibra più primitiva di un calciatore è sempre positivo, ricordargli quel sogno di volerlo spezzare in una grande partita che avrà immaginato di giocare innumerevoli volte. C’è così tanta pressione esterna, il fatto di vincere o perdere è venato di così tanto dramma, che mi viene in mente che è essenziale cercare di alleviare lo spessore generato dall’ambiente e salvarne le caratteristiche più giocose e creative. Il giocatore della Tigre sta affrontando una circostanza che raramente vivrà e mi viene in mente che la cosa migliore che gli potrebbe capitare è liberarlo dall’angoscia e invitarlo a sentirsi parte della festa.

Dall’altra parte della strada, la situazione è ben diversa. Quando sei stato in un club come il Boca per un po’, sai che il favoritismo è un’imposizione nell’80% delle partite, determinato dai reali meriti calcistici o dalla maglia rappresentata. Lo dico per esperienza. Poi vieni a vivere con quel peso in un modo più naturale, più organico. Il giocatore del Boca non conosce altro modo per affrontare una partita.

Scena del match tra Tigre e Boca Juniors per la Coppa di Lega Professionisti
Scena del match tra Tigre e Boca Juniors per la Coppa di Lega ProfessionistiMauro Alfieri – LA NAZIONE

Tuttavia, ciò non implica conforto. Perché insoddisfazione e ambizione sono ingredienti tipici dei calciatori e perché in questo mondo c’è sempre l’obbligo di riconfermare gli allori. Per stare in una grande squadra devi vincere un titolo ogni certo periodo di tempo. Sono le regole del gioco e nessuno le conosce meglio degli stessi giocatori.

Un’altra cosa è come gestire quel favoritismo dal punto di vista calcistico. Per il rivale si tratta solitamente di un alibi che gli permette di rinunciare al ruolo di protagonista e all’obbligo di portarne il peso, cosa che può esporre i deficit della squadra candidata se non ha una base di prestazione consolidata che la metta al sicuro da gli alti e bassi che considerano accettabili in qualsiasi squadra.

Questo Boca, nonostante abbia mostrato un miglioramento nelle ultime partite, È ancora lontano dal raggiungere quel livello e questo solleva la domanda su quale vedremo allo stadio Kempes, quello che ha giocato davvero bene contro il Corinthians o quello che è stato minimizzato dal Racing solo pochi giorni prima? Tigre ha dimostrato di essere una squadra astuta, molto abile e versatile nel far giocare le partite a modo loro. Tra questi parametri si giocherà una finale che, come tutte, è piena di misteri, al di là di ogni precedente favoritismo.

Add Comment